mercoledì, maggio 30, 2007
Suona Padre Mauro al citofono e mi chiede di aprire. Apro. Mi siedo. Mi alzo, chiudo prudentemente la porta. A chiave. Anni fa avrei semplicemente ignorato la supplica.
La commozione è il sentimento imperante di questi anni. Una sottile malinconia come rumore di fondo. Una delicatezza sconosciuta all’età impetuosa.
Dovrei figliare, procreare nuovo fervore in grado di fronteggiare chi importuna i campanelli.
Intenerisce l’idea di me, intenta a ricamare attempate perle.
martedì, gennaio 09, 2007
Quando esattamente il mio sito lavorativo si è trasformato in una versione ludica di casa?
Mi diletto con giochi, visiono lungometraggi in lingua originale, scrivo missive, irroro d’eucalipto l’umidificatore.
Quando mi annoio faccio una doccia.
Non emetto suono da ore. Le linee telefoniche sono guaste, gli operatori di competenza m’ignorano, le finestre rigorosamente insonorizzate.
Potrei soccombere del tutto indisturbata. Ludicamente parlando.
giovedì, gennaio 04, 2007
A volte le preghiere non servono o non bastano.
Inutili gli improbabili fioretti, pegni offerti al Caso affinché la speranza si realizzi.
Ti ritrovi insonne a mordere il cuscino. Per richiamare il sonno usi i soliti trucchi.
Quelli dell’immaginazione. Ed evochi un corpo perfetto, capelli sempre più lunghi e occhi colore dell’impossibile.
Non funziona, perché il dolore ti dorme accanto: è la densa realtà a fare da scomodo compagno.
Il sangue si spiega solo con la parola temuta, aborto.
Hai passato ore ad accennare preghiere dimenticate, a barattare con il destino qualcosa d’importante, come la necessità di nicotina.
Hai evocato i tuoi angeli speciali a farle da protezione.
E tutte le parole colme di rassicurazioni che hai saputo far uscire dalla bocca, sono ora il rimpianto che riposa accanto.
Sarebbe facile scrivere qualche frase ogni tanto, perfino simpatica, per rafforzare la propria immagine, il racconto di sé, così piacevole, soprattutto all’ego.
Ma lo strumento è necessità, per me, non svago.
Il bisogno di mettere in ordine il disordine. Il solito, quello che governa le ossa rotte.
Non necessariamente le mie.
sabato, settembre 30, 2006
Segregata da settimane su un divano.
Una cura ormonale che fa provare l’ebbrezza delle vampate e soprattutto ti porta ad agognare la compagnia di simpatiche cinquantenni a cui, nell’ora del the, confessare nuovi inaspettati sintomi.
Un ricovero per quello che doveva essere un semplicissimo esame risolutore.
Ti risvegli sofferente, a dire il vero in lacrime, perché poi non reggi così coraggiosamente il dolore, con vene offese da aghi e flebo, tre deliziosi squarci sulla pancia ed espressioni attonite attorno.
Con la mente ottenebrata dall’anestesia noti che quella più smarrita è la faccia del tuo dottore di fiducia che confessa di aver sbagliato diagnosi, cura, operazione.
E alla fine ti sfugge la morale e l’epilogo arguto che quasi sempre riesci a piazzare in fondo ad una frase.
venerdì, settembre 08, 2006
Leggo parole che desiderano essere tristi e rido di quegli poveri illusi, fortunati pavoni, ignoranti di dolore.
La guardo e mi avvicino al letto, uccellino dalle ossa minute, spoglia d’ogni espressione che escludi la fine, l’unico lucido pensiero, lo so, è la sua consapevolezza.
Mi avvicino e so che dal mio sguardo non trapela l’umida comprensione. Il calvario lo riconosco così come la devastazione che insegue la percezione.
Ci sono donne, attorno, mi sottraggo dalla silenziosa rassegnazione e ti cerco.
Ti guardo, mia amica, mia sorella, mia anima da proteggere e da curare ora come decenni fa, quando ogni cosa era semplice da scegliere o ignorare.
Ti guardo e abbraccio tutto ciò che trattieni perché, vedi, lo faccio anche io: fermo la voce, controllo lo sguardo e ti reggo il gioco e battute scorrono fra noi e ora, vedi, sorride anche lei, dal suo limbo di sedativi.
Ed entrambe restiamo aggrappate alle sue mani di poca carne. Risolute nell’amore ma stanche di rincorrere un po’ di vita, perché tu lo sai io lo riconosco lei lo capisce: non c’è più nulla da tenere con tanta ostinazione.
E usciamo e ci scambiamo le verità con gli occhi e poi indossiamo i nostri grandi occhiali neri e fuori l’afa ci accoglie.
Tu ritorni nella casa sospesa nell’attesa io nella realtà dove quegli fortunati illusi, poveri pavoni, scrivono il dolore, disperandosi.
martedì, marzo 21, 2006
Uomini con idee chiare e carnose. Suggeriscono, incitano, ammiccano.
Rossi, sudati, satolli di potere.
Li osservo, mentre mi sfiorano i gomiti, scusandosi per l’inopportuno contatto.
Gonfi di cibo unto che imperla le labbra di frasi corpulente.
Sono ovunque, e in questo vociare e ridacchiare e ingurgitare mi concentro sul carrello fumante che domina il ristorante.
La voce femminile lo presenta ai commensali.
Petto coscia manzo maiale gallina cervelletto cotechino anatre ripiene agnello e patate tonde irrorate di burro e aglio e poi verdure gratinate al forno stufate fritte e grigliate.
Con maestria la cameriera taglia, affetta e depone su piatti.
Il mio contiguo travisa lo sguardo e offre, cortese, un fiore di zucca.
Rinuncio all’assaggio ma non all’analisi: lo immagino ancora parte di verdura rigogliosa, evoco l’arancione e il verde e il giallo. E i pensieri si perdono nel ricordo di semi grossi come unghie.
Ma arrivano, a distrarre, frasi che riferiscono incontri con quell’eminenza e l’altra potenza. Influenze decisive, strategie e schieramenti definitivi.
Le bocche s’infarciscono di compiacimento da innaffiare con vino.
Abbasso la mia ed imploro un radicchio e due carciofi a trasformarsi in nutrimento.
Uomini, con la cintura allentata e lo sguardo scomposto, si accorgono della mia reticenza nutritiva, si scusano di volgarità proferite contro altri uomini, colpevoli di magrezza espositiva.
Sorrido e assolvo, benevola.
Conto le bollicine nell’acqua, ascolto due cameriere incolpare di pigrizia una terza.
Sorrido e ne dichiaro l’innocenza.
Mi chiamano signorina, notando con piacere dita prive d'orpelli.
Mi aprono la porta, affermano prego e si accomodi, pagano il conto con discrezione, schiudono ombrelli sulla mia testa e offrono l’accendino alla mia sigaretta.
Infine mi prendono la mano, dichiarando tutto il piacere per la fresca conoscenza.
Mi abbandono contro la porta a vetri, contemplo pioggia impertinente. Felice di inalare forti boccate digestive.
mercoledì, febbraio 22, 2006
Devo aver sicuramente fatto cose più interessanti nella vita che adornare di greche blocnotes Pigna.
venerdì, ottobre 14, 2005
Affermare in riunione
L’esenzione dal criterio di speranza dopo trenta giorni di inattività
invece di
L’esenzione dal criterio di scadenza dopo trenta giorni di inattività
ha portato ad una rapida soluzione. Mi esimo.
mercoledì, ottobre 05, 2005
Possedere la padronanza dei termini, perdere o vincere,
che sia destino o conseguenza
non muta la sostanza.
Sviscerarmi con perseveranza o ignorarmi nell’attesa,
non rimuove l’essenza degli eventi.
Nulla è mai chiaro
definito
unico
E’ solo la Realtà
e il resto sono solo parole
probabilmente irrisolte.
domenica, ottobre 02, 2005
Come quando ti rendi conto che è il mondo ad essere irrisolto e non tu, che in fin dei conti hai già chiarito tutto e da tempo.
martedì, settembre 27, 2005
Oggi ho stabilito dei problemi, incontestabili.
Salto il pranzo per dargli una forma isterica. Mi attardo sul balcone per consumare una sigaretta non prevista, lamentando freddo incurabile. Leggo libri con lo scopo di irridere impegni che infettano la giornata.
Sono abbastanza arrogante, insolente ed inarrivabile. Ogni telefonata, richiamo o decelerazione indotta è accolta con rabbia sproporzionata.
Prevedo reazioni allergiche a frasi che non contempleranno la mia persona ed i miei problemi. Inaspettati e incontenibili attacchi di pianto seguiranno ogni manifestazione d'incomprensione.
Oggi sono accartocciata dentro una definizione. Irrisolta.
venerdì, settembre 23, 2005
La vita come altalena fra Consolazione e Conservazione. E tutto il resto cambia o almeno ci prova .. e simpatica aneddotica e fronzoli di contorno e gingilli, che non stanno mai male.
domenica, settembre 18, 2005
Nel sonno.
Un’entità, estranea all’errore, m’interroga con una singola domanda.
Sbaglio risposta e sono condannata al tempo. Avrò a disposizione un nuovo arco di vita per comprendere.
Non resta che aspettare.
venerdì, giugno 17, 2005
Forse non ci impegniamo abbastanza a restare felici. Le azioni consuete si fanno faticose, quasi fossero uniche.
La consolazione spontanea è difficile da rinnovare, così come la partecipazione.
Egoisti nel difendere con i denti pezzi d’esclusiva felicità, fieri della conquista. Il resto del tempo occupato a respingere banali ragioni o invidie accorate. Un difendersi ironico si, ma pur sempre di difesa si tratta.
Si incensano legami indissolubili, quelli che gli anni non intaccano. Ma stridono con la necessità d’accogliere la felicità di tutti i giorni, quella scontata.
Si vive solo una volta e sempre meno, confida il genitore.
E tu, amico solitario, riveli che c’è egoismo anche nell’infelicità. E' meglio scegliere di non condividerla, non doverne rendere conto a nessuno. E gli doni la forma della solitudine, per riuscire a stare meglio.
La poca felicità che ogni tanto capita, basta a mala pena a te. Il tuo è l’egoismo della privazione.
Che poi, hai ragione, lo diceva anche un cantautore, triste pure lui: “Tu non guardarmi con quella tenerezza, come fossi un bambino che ritorna deluso”.
lunedì, giugno 06, 2005
Ognuno pensa che la propria situazione sia la più tragica di tutte.
Non faccio eccezione.
mercoledì, maggio 18, 2005
Costa più fatica e concentrazione e reattività fingere di fare qualcosa, qualsiasi cosa, che farla veramente. Quando assimilerò l’assunto, il tempo - forse - riprenderà a scorrere, come la sua natura esige.
venerdì, aprile 29, 2005
Condivido lo spazio professionale con il cattivo gusto.
giovedì, aprile 21, 2005
L’ironia è l'unica eccellenza rimasta nell’arte.
L’arte di vivere, pensavi, seguitando a correre. Il vento e i campi e le montagne lontano, a fare da paesaggio.
Una casa, un prato, un cancello per farsi assediare da arbusti e boccioli. La voglio, reclamavi, e attorno all’aria correva fragranza d'erba, come ad avvolgerti la visione.
L’arte come perfezione rimasta da contemplare.
Ma il sole metteva in ridicolo l’astrazione, scaldandoti la schiena, mollemente.
martedì, aprile 19, 2005
D’ora in poi risponderò a qualsiasi domanda: Sisinono
giovedì, aprile 07, 2005
Ho deciso di abbandonare il cinismo una volta per tutte
Stai invecchiando?
S’invecchia quando non riconosci più la meraviglia
Vale a dire?
Quando inizi a credere che sia ordinario ciò che è unico
E cosa ti sorprende ancora?
La decisione di abbandonare il cinismo una volta per tutte.
domenica, aprile 03, 2005
Beh, poco male, morta una settimana se ne fa sempre un'altra.
venerdì, marzo 18, 2005
Il giorno nasce stanco
Non tollero l'illusione. Scuotila via. Voglio vedermi come sono. Arida e sola, esiliata nel rancore. Dipingimi debole di volontà, cattiva e sorda ad ogni richiamo. La mia paura infetta sentimenti, meriterebbero solo purezza di progetti. Mi chiudo. Aspetto.
quando il mondo che ritrovi è quello che hai lasciato.
Non sto strappando dal corpo un istinto innato. Non percepisco nessuna minuscola luce di vita nel mio ventre scarno. Non c’è il calore di una presenza nella notte insonne. Sono sdraiata in questo letto, aperta a future speranze e non assassina di una certezza del presente.
Ma ho decifrato le iscrizioni, dicono:
L’amore pesa e suda. La tua dolcezza è smarrita nell’odio che le dedico. Pretendo più di ciò che sempre dai. L’incanto d’oggi già tormenta il futuro. Ne voglio ancora. Ancora e ancora.
dimentica tutto ciò che svanisce
Mi specchio. Geometrie di forme in giustizia di bellezza, armonia. Ma rabbrividisco, ecco l’immagine dei giorni a venire. Strutture scomposte di pelle sfiorita.
e segui solo ciò che Rimane.
Nel cuore di un ospedale, in un avamposto per donne dannate. Ti guardo mentre sorridi. Bambina ingenua, appena profanata nell’intimo. Sei solare e più forte. Poesie altrui si sovrappongono a voci non sempre mie. Sono qui. Ti aiuterò a non dormire a non sognare a non rimpiangere ciò che non era tuo.
venerdì, marzo 11, 2005
A volte il cambiamento, quello necessario per strapparsi dal mondo del pensiero, arriva quando nulla sembra mutare la trama che scorre. Con il tempo sempre lì, a farsi supplicare.
giovedì, febbraio 10, 2005
Strane distrazioni nel dormiveglia.
Coltivare distanze per porre fine alla contemplazione di un muro. Immagini insistenti vi sono incise. Crearle per ridurle poi a niente, potente d’immaginazione.
Annusare ricordi, disprezzando ogni granello di stupida polvere. Stride con il vecchio ordine assoluto. Ormai lo so, impossibile ripresentarlo con lo stesso profumo.
Facile scambiare la debolezza per forza. E’ l'oscenità del dolore che ne inibisce l'amplificazione.
Eccomi, orfana di cure. Un'esclamazione stupita davanti a questa rivelazione. La elevo ad una qualche forma d'arte, per sottrarla a come appare. Banale.
Quasi a negare l'evidenza della tua mancanza. A volte nulla sembra armonioso o familiare o dolce, perché non lo è.
Questo teorizzavano le mie dita superbe. Piene di dignità nel modellare una notte che, lo so, voleva essermi ostile e sorprendermi indecente.
venerdì, febbraio 04, 2005
Eccoci qua, a ridosso di finestre insonorizzate, a far divertire le gambe su sedie girevoli. Diamo vita a passioni, per salvarci le ore. Ed è certo preferibile vederle soffrire che assimilate.
Non domandarmi consolazione. Quasi fossi troppo saggia o indifferente da non mordermi più le labbra. Ho solo dato alle mie risposte una forma di certezza, da non interrogare più.